Al Jazeera si rifà il trucco in America con news “imparziali” e discrezione

Al Jazeera sbarca in America con un obiettivo: convincere il pubblico  che la reputazione partigiana del network del Qatar è soltanto inganno e artificio, contropropaganda montata ad arte per screditare le ambizioni di correttezza e indipendenza di cui il canale si fregia con particolare orgoglio quando compete nei mercati occidentali. Nella branca americana, che inizierà a trasmettere dal 20 agosto, occorre evitare casi simili a quello egiziano, dove una ventina di membri dello staff si sono dimessi in polemica con gli ordini  di scuderia filo Fratelli musulmani che arrivavano dai piani alti del network, cioè dal governo del Qatar, attore tutt’altro che disinteressato.
12 AGO 20
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Washington. Al Jazeera sbarca in America con un obiettivo: convincere il pubblico che la reputazione partigiana del network del Qatar è soltanto inganno e artificio, contropropaganda montata ad arte per screditare le ambizioni di correttezza e indipendenza di cui il canale si fregia con particolare orgoglio quando compete nei mercati occidentali. Nella branca americana, che inizierà a trasmettere dal 20 agosto, occorre evitare casi simili a quello egiziano, dove una ventina di membri dello staff si sono dimessi in polemica con gli ordini di scuderia filo Fratelli musulmani che arrivavano dai piani alti del network, cioè dal governo del Qatar, attore tutt’altro che disinteressato.
In America al Jazeera deve scrostare una patina di pregiudizi (e giudizi) che associano il network a una zona grigia dove il filoarabismo si mischia con faide regionali, petrolio, sfere d’influenza, sharia, terrorismo; per questo sta preparando il suo ingresso nell’arena delle news via cavo con una strategia controintuitiva e in un certo senso misteriosa. Al Jazeera America, che nel regno delle sigle e degli acronimi sarà Ajam, avrà sedici squadre di giornalisti d’inchiesta e dodici uffici di corrispondenza in città dove le televisioni americane si stanno da tempo ritirando, lasciando il campo alle televisioni locali (in crisi nera) e affidandosi agli inviati quando serve. Oltre a New York, Washington, Los Angeles e San Francisco, Al Jazeera avrà redazioni a Seattle, Nashville, New Orleans, Detroit e Miami, una scelta che illumina la filosofia dello sbarco americano dello sceicco Hamad bin Thamer al Thani: il canale vuole copertura capillare, storie di cronaca e società sviluppate in larghezza, cerca la quantità e rifugge le interpretazioni tranchant. Ajam ambisce a raccontare l’America con occhi americani, liberandosi del monocolo arabo che, teme il pubblico, trasformerà questa operazione industriale nella silenziosa invasione di avversari che abilmente dissimulano la propria fedeltà. Il fatto è che il business model di al Jazeera è l’esatto opposto di quello a cui si stanno orientando i network americani. Il paradigma dominante è quello incarnato, su sponde opposte, da Fox News e Msnbc, servizi d’informazione offerti con un filtro ideologico esplicito, dominati da anchormen che si esercitano nel genere dell’arringa più che in quello del racconto. Cnn, che in decenni di venerata storia televisiva si è costruita una reputazione d’imparzialità e capacità di racconto senza schermature politiche, si è arresa di fronte all’evidenza dei numeri, e come tutti si sta spostando dalla strada, dove le notizie si raccolgono, allo studio, dove si commentano e si interpretano. Questo è il prodotto che vende. E a ogni buon conto un anchorman con idee forti e presenza carismatica costa meno di una squadra di reporter che si aggira su camioncini ultratecnologici alla ricerca di notizie.
Al Jazeera si muove nella direzione opposta. Ha assunto alcune facce riconoscibili dal grande pubblico, ad esempio Soledad O’Brien, che si occuperà – non in esclusiva – della sezione documentari, ma nessuna “talking head” che dia colore e orientamento ai reportage. Il problema è se là fuori esiste una domanda adeguata. Ehab Al Shihabi, aministratore delegato ad interim, dice che “il contenuto è sovrano. Ci interessa quello che i talenti producono, non quanto i talenti sono famosi”, vasto programma fatto di pretese di oggettività sui quali si sono infranti tutti i propositi a schiena dritta dei network americani. E il progetto non sembra accordarsi con la storia di un canale dove non è insuale vedere teste di dirigenti saltare per divergenze ideologiche. Al loro posto, di solito, arriva un membro della famiglia al Thani, per non sbagliare. Ma lo sbarco americano è diverso, o almeno diversa è la tattica della leadership qatariota, che fin qui ha preparato la sua avventura a fari spenti. Niente fanfare e campagne di marketing, soltanto cauti annunci mirati per non attirare troppa attenzione prima del tempo. Lo scopo è convincere attraverso il prodotto che al Jazeera non è quel che l’America crede.